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12/01/2026 13:37
Raccolta differenziata, un impegno civico a cui siamo tutti chiamati per il rispetto dell’ambiente che abitiamo. Milano sotto questo punto di vista è un esempio virtuoso non solo a livello nazionale, ma europeo. Il capoluogo lombardo ha infatti uno tra i più alti livelli di raccolta differenziata tra i centri con più di un milione di abitanti. Una sfida non facile per una città che lavora, studia e accoglie turisti da ogni parte del globo, con una cultura al riciclo varia.
Un alto risultato per Milano, che però non si smuove da anni: dal 2022 al 2024, infatti, la percentuale dei rifiuti raccolti è rimasta stabile, oscillando fra il 62 e il 63%. A incidere sul dato, come immaginabile, le reazioni del tutto diverse dai singoli quartieri. L’Amministratore delegato di Amsa, Marcello Milani, spiega che nel centro storico e nelle zone della movida, quindi Duomo, Brera, Navigli, la densità turistica altera la qualità del materiale separato, perciò nei cestoni finiscono cartoni delle consegne e bottiglie di aperitivi. Nelle periferie fragili come San Siro, Quarto Oggiaro e Baggio, ingombranti e rifiuti di cantiere vengono accatastati accanto ai cassonetti e i marciapiedi diventano punti di abbandono. Ancora, nei quartieri commerciali, quali Sarpi, Porta Venezia e Canonica, la pressione giunge dagli imballaggi del cibo d’asporto.
Sul territorio milanese, informa Amsa, ci sono 23mila cestini, quasi 2 ogni 100 abitanti, che vengono svuotati dall’azienda 2 volte al giorno, e il servizio di pulizia sulle strade è stato potenziato negli ultimi anni. Per quanto riguardo lo smaltimento finale, la città ha quasi abolito la discarica, a favore del recupero di materia o energia. Un processo però complicato a causa della cultura dell’abbandono nei cestini, su cui, secondo Legambiente, serve un piano formativo.