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24/08/2026 18:44
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

82 pazienti su 128 sottoposti a screening, oltre 30 randomizzati in più rispetto al secondo centro specialistico al mondo. Una cifra che ha incoronato l’Istituto nazionale dei Tumori di Milano come primo in assoluto nella ricerca sul vaccino personalizzato a mRna per la lotta al melanoma. Si tratta di una sperimentazione recente che si basa sull’utilizzo del farmaco immunoterapico pembrolizumab, che mostra una riduzione del rischio di recidiva e di sviluppo di metastasi a distanza.
La terapia è rivolta ai pazienti sottoposti a intervento chirurgico per l'asportazione del tumore con alto rischio di ripresa della malattia, perché mira a inoculare delle cellule che aiutino a individuare quelle tumorali e a combatterle anche se dovessero ripresentarsi. La sperimentazione è già entrata in fase di monitoraggio per vedere come i pazienti reagiscono sul lungo periodo.
I vaccini a mRNA, nati come arma contro il cancro, hanno rivoluzionato la storia della passata pandemia e sono stati utilizzati per prevenire il Covid-19. In sostanza, essi insegnavano al sistema immunitario a riconoscere la proteina spike, cioè la struttura a forma di punta presente sulla superficie del coronavirus, prima di un'infezione. In oncologia si parla invece di vaccini terapeutici, usati per innescare una risposta immunitaria contro cellule tumorali già presenti (o contro le cellule residue dopo un intervento chirurgico). Il bersaglio non è quindi la spike, ma l’antigene tumorale, una proteina specifica della cellula cancerosa, assente in quelle sane.