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08/04/2026 22:48
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

Per mesi questa chiesa è rimasta chiusa durante il giorno. Non per lavori, non per sicurezza generale… ma per paura.
Succede al Giambellino, nella parrocchia di San Curato d’Ars, dove un 21enne di origine egiziana si trova ora in manetta al carcere di San Vittore con l’accusa di atti persecutori dopo un’escalation durata quasi un anno. Era arrivato lì chiedendo aiuto. Poi qualcosa si è rotto.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane avrebbe iniziato a prendere di mira il parroco e una collaboratrice della diocesi: prima atteggiamenti aggressivi, poi insulti, sputi, fino ad arrivare a minacce di morte. Episodi sempre più frequenti, sempre più difficili da gestire.
Entrava negli spazi della parrocchia anche contro la volontà di chi li gestiva, a volte scavalcando i cancelli. Si fermava a dormire, utilizzava i locali in modo improprio, lasciava rifiuti e disturbava le funzioni religiose, con comportamenti in alcuni casi anche osceni. Un clima che, con il tempo, ha cambiato la vita della comunità: celebrazioni interrotte, volontari in difficoltà, fedeli sempre più preoccupati.
Le denunce sono arrivate a marzo. E proprio da lì è partita l’accelerazione dell’indagine del commissariato Porta Genova, che ha portato all’arresto eseguito il 3 aprile, su disposizione dell’autorità giudiziaria.
Il 21enne, che secondo gli accertamenti soffrirebbe di disturbi psichici, era già stato destinatario di più ordini di allontanamento e coinvolto in casi simili. Un dettaglio importante: gli investigatori escludono qualsiasi matrice legata all’odio religioso o al fondamentalismo. Resta invece il racconto di una tensione crescente, che ha finito per svuotare una chiesa durante il giorno. Fino a oggi.