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08/04/2026 22:45
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Slitta al 17 giugno la decisione sul caso Pietro Sanua, il sindacalista ucciso nel 1995 a Corsico: la giudice dovrà stabilire se archiviare definitivamente l’inchiesta o riaprila. Dopo cinque anni di indagini, la Direzione distrettuale antimafia ha chiesto di chiudere il fascicolo, sostenendo che i collaboratori di giustizia non hanno fornito elementi sufficienti per identificare con certezza i responsabili. Una conclusione contestata dai familiari della vittima che indicano ancora diversi punti da chiarire.
Tra questi, il nodo della Lancia Thema usata per la fuga dopo l’agguato: un’auto particolare, notata anche da due carabinieri quella mattina, e collegata – secondo alcuni racconti – a Vincenzo Ferraro, detto “Cecè”, oggi indagato. A complicare il quadro c’è anche la presenza di un omonimo, più anziano, inizialmente finito sotto la lente degli investigatori, e una rete di intestazioni poco chiare che rende difficile risalire con precisione alla proprietà del veicolo. Ma non solo. Nella memoria si fa riferimento anche a tracce biologiche mai pienamente valorizzate: elementi che, se analizzati oggi con tecniche più avanzate di DNA, potrebbero aprire nuovi scenari.
Vox
Sul fondo resta la pista della ’ndrangheta: secondo le ricostruzioni, Sanua sarebbe stato ucciso dopo un duro scontro con Gaetano Suraci, ritenuto vicino agli ambienti della criminalità organizzata calabrese e indicato come possibile mandante dell’omicidio. Un conflitto legato alla gestione delle bancarelle che, nella logica dei clan, avrebbe rappresentato una sfida al controllo del territorio. Ora la parola passa alla gip Patrizia Nobile, che dovrà decidere se queste piste siano solo suggestioni o se esistano ancora margini per arrivare alla verità, a oltre trent’anni da quel delitto.