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27/11/2025 17:12
Ogni pomeriggio, negli oratori della diocesi, c’è un arcipelago silenzioso che prova a tenere i ragazzi agganciati alla scuola. Sono i doposcuola Caritas, sempre più decisivi contro la povertà educativa.
L’ultima ricerca mappa 165 esperienze attive sul territorio: seguono oltre 7.500 minori, che diventano fino a 12 mila contando anche i centri non rilevati. Quasi tre quarti sono a Milano e due terzi fanno capo alle parrocchie, segno di una rete ormai radicata negli oratori.
La fotografia dei ragazzi è chiara: tre su quattro hanno un background migratorio e aumentano gli studenti con DSA, ADHD e disabilità. È qui che il doposcuola diventa anche un argine al disagio giovanile, un luogo sicuro dove non restare indietro.

Le attività si concentrano sui compiti e sul recupero delle lacune, con aperture medie di tre pomeriggi a settimana. A seguirli ci sono 3.600 operatori, soprattutto volontari. E proprio il reclutamento è la difficoltà più comune, insieme alla ricerca di risorse economiche per sostenere progetti sempre più complessi.

Fondamentali le alleanze: parrocchie e oratori offrono spazi e coordinamento, le scuole segnalano i ragazzi e collaborano con incontri e protocolli, i servizi sociali inviano le famiglie più fragili. Una rete che fa dei doposcuola non solo un aiuto nei compiti, ma un presidio educativo che previene dispersione e nuove forme di povertà.

La sfida ora è rafforzare queste connessioni e garantire continuità. Perché in questo arcipelago diffuso, ogni pomeriggio può davvero cambiare un percorso.