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26/06/2026 17:07
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

La violenza non finisce quando una donna riesce a scappare. Spesso il momento più difficile comincia dopo: trovare una casa, un lavoro, ricostruire una vita. È da qui che parte il nuovo Piano regionale 2026-2029 contro la violenza sulle donne, approvato oggi dal Consiglio lombardo.
L'obiettivo è rafforzare la rete di protezione, ma soprattutto accompagnare le vittime verso l'autonomia economica, lavorativa e abitativa. Regione Lombardia mette sul tavolo risorse e una strategia che punta a fare sistema: 27 reti territoriali, 56 centri antiviolenza e 173 case rifugio, con 39 milioni di euro complessivamente stanziati dall'inizio della legislatura.
Quattro gli assi del Piano: prevenzione, con progetti nelle scuole e iniziative per promuovere la cultura del rispetto; protezione e sostegno alle donne attraverso i centri antiviolenza; contrasto ai reati con una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni e forze dell'ordine; infine governance, per coordinare e monitorare gli interventi su tutto il territorio.
Durante il dibattito è arrivato anche il contributo delle opposizioni. Il Partito Democratico ha ottenuto il via libera a tre ordini del giorno che chiedono maggiore attenzione alle donne più fragili, un rafforzamento del contrasto alla violenza digitale, un coordinamento stabile con centri antiviolenza ed enti locali e un maggiore raccordo tra le politiche antiviolenza, la scuola, la casa e il lavoro.
Perché, ricordano anche i dati Istat, una donna su tre tra i 16 e i 75 anni ha subito nella propria vita almeno una forma di violenza fisica o sessuale. Numeri che rendono la prevenzione e l'autonomia delle vittime una sfida ancora aperta.