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09/10/2026 16:31
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

“Arresti giusti, ma con modalità bislacche”. È così che si difende uno degli agenti della Polizia Locale di Milano coinvolti nell'inchiesta sulla cosiddetta squadretta dei vigili, accusata di aver effettuato arresti illegali durante le operazioni antidroga. Il 55enne, davanti al giudice, ha riconosciuto errori e irregolarità, sostenendo però che l'obiettivo fosse assicurare alla giustizia gli spacciatori. Modalità discutibili, dunque, ma che secondo il suo avvocato, Roberto Grittini, sarebbero state alimentate anche dai superiori. “Era un modo per ottenere risultati che anche la catena gerarchica alimentava – ha dichiarato” Il mio assistito non aveva assolutamente ambizioni di carriera".
Sono iniziati così a Milano gli interrogatori preventivi dei sei agenti per i quali la Procura ha chiesto il carcere. Il 55enne ascoltato oggi è proprio il sesto vigile, coinvolto nella seconda fase dell'inchiesta e non arrestato ad agosto. Tre gli agenti convocati oggi, gli altri il 13 ottobre, tra cui la commissaria Ilenja Sabato, ritenuta a capo del gruppo, che tornerà davanti al giudice dopo essere già stata interrogata ad agosto.
L'inchiesta era scattata proprio durante l'estate, quando cinque vigili erano stati arrestati con l'accusa di aver condotto operazioni antidroga fuori dalle regole, anche attraverso arresti illegali e verbali falsi. Successivamente erano stati concessi loro i domiciliari.
Ma le indagini, condotte dalla stessa Polizia Locale, sono andate avanti, facendo emergere nuovi episodi e nuove contestazioni. Secondo gli inquirenti, gli agenti avrebbero utilizzato anche identità di copertura e omesso informazioni nei verbali per portare a termine gli arresti. Otto gli episodi contestati, 33 le imputazioni a vario titolo, tra falso, peculato e calunnia. Quindici gli indagati complessivi.
Ora la Procura chiede che i cinque agenti tornino in carcere e che venga arrestato anche il sesto vigile. Le difese contestano la necessità di una misura così severa. Sarà il giudice a decidere dopo l'ultimo interrogatorio.