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30/09/2026 19:15
Quello di Carlo Gatti, l’anziano trovato morto nella sua casa di Colli Verdi, il 4 febbraio 2024, non fu omicidio volontario, ma preterintenzionale: la pena per Lidia Barone è scesa da 12 anni a 7 anni e 4 mesi. Lo hanno deciso i giudici della Corte d’assise d’Appello di Milano, presso cui la difesa della donna aveva presentato appello dopo la condanna per omicidio volontario inflitta in primo grado a Pavia.
Insomma, a differenza dell’interpretazione dei giudici pavesi, quelli milanesi hanno sentenziato che si, un nesso di causa tra la morte di Gatti e le azioni di Barone, ci sarebbe stato, ma che la donna non voleva ucciderlo.
Il deposito delle motivazioni è atteso entro 90 giorni. L’avvocato difensore Laura Sforzini, che non esclude un ricorso in cassazione, afferma di essere soddisfatta che sia stato riconosciuto che “la morte del signor Gatti non sia stata considerata voluta da Barone. Ma continuiamo a sostenere che Liliana non sia stata in alcun modo responsabile dell’accaduto e ci batteremo per dimostrarlo”.
Alla base della sentenza di primo grado del giudice Luigi Riganti, basata sulla ricostruzione dell’accusa, dopo aver colpito alla testa l’anziano, allora 89enne, nel cuore della notte, Barone lo avrebbe lasciato agonizzante sul pavimento fino al mattino, quando ha chiamato i soccorsi.
La donna si è tuttavia sempre proclamata innocente, parlando di un tragico incidente che sarebbe accaduto allo zio acquisito, molto anziano e malato.
Sulla ricostruzione si sono poi confrontati da una parte i carabinieri del Ris, che propendevano per l’omicidio, e dall’altra il consulente di parte Dario Redaelli, che ha invece sostenuto la tesi dell’incidente.
Un incidente di cui Barone si sarebbe accorta solo diverse ore dopo perché ritirata nella sua camera sotto l’effetto di alcool e sonniferi.