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11/06/2026 18:46
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Petardi, fischi e un coro ripetuto più volte: “Il posto di lavoro non si tocca, lo riprenderemo con la lotta”. Hanno fatto rumore per le strade di Milano gli operai metalmeccanici del Gruppo Bcs, la storica azienda di Abbiategrasso leader nella produzione di macchinari agricoli che rischia la liquidazione giudiziale. I lavoratori si sono radunati in mattinata nei pressi della fermata della metropolitana di Zara, per poi partire alla volta del Pirellone, in occasione della seduta in Commissione Attività produttive.
Ad Abbiategrasso sono circa 275 i lavoratori che operano a Bcs, ma in tutto, considerando anche le sedi di Cusago, sempre nel milanese, e di Luzzara, in provincia di Reggio Emilia, si parla di 500 unità. In piazza c’erano rappresentanti di tutte le tre filiali, in marcia con preoccupazione ma anche una certa fiducia. Se è vero che il debito dell’azienda è considerevole, è anche emerso al tavolo con il Ministero per le Imprese e il Made in Italy che almeno un imprenditore si è offerto per il rilancio di un’azienda considerata comunque strategica.
Ma tutto è subordinato alla decisione del Tribunale di Milano: il gruppo Bcs è infatti in concordato preventivo, tuttavia i termini sono scaduti a inizio giugno. La proprietà ha quindi chiesto una proroga di 60 giorni, forte anche delle manifestazioni di interesse per il rilancio. Mentre il Tribunale si sta prendendo il tempo per decidere, i sindacati vanno in Regione per chiedere che i lavoratori siano comunque tutelati: l’azienda, ribadiscono le sigle, sta vivendo un problema finanziario, non di crisi di lavoro.
Dopo l’arrivo sotto al Pirellone, dove intanto stazionavano anche i lavoratori di Electrolux, una delegazione di Bcs è salita per far valere le proprie ragioni in Commissione.