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06/08/2026 17:07
Il presente video è un servizio giornalistico realizzato a fini informativi. Eventuali immagini, marchi e contributi appartengono ai rispettivi titolari e sono utilizzati nel rispetto del diritto di cronaca. Tutte le persone coinvolte devono considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva, secondo il principio della presunzione di innocenza previsto dalla legge.

Quello sull'omicidio di Rogoredo è uno dei casi che più hanno segnato la cronaca milanese degli ultimi mesi. E oggi arriva una nuova tappa giudiziaria che potrebbe rallentare il percorso verso il processo.
L'ex agente di polizia Carmelo Cinturrino, arrestato a febbraio e nel frattempo destituito dal corpo, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pubblico ministero. La Procura lo aveva convocato per contestargli una nuova aggravante, la premeditazione, e accelerare la richiesta di giudizio immediato. La difesa, invece, ha eccepito la nullità dell'interrogatorio fissato nel mese di agosto e ha chiesto che venga rinviato a settembre.
A questo punto la Procura dovrà decidere se andare avanti comunque con la richiesta di processo immediato oppure attendere, con il rischio di un allungamento dei tempi e di un diverso percorso processuale.
Il caso riguarda l'uccisione di Abderrahim Mansouri, avvenuta il 26 gennaio nel boschetto della droga di Rogoredo durante un controllo antidroga. Secondo le indagini della Squadra Mobile, l'uomo sarebbe stato raggiunto da un colpo di pistola alla testa sparato dall'allora agente, pur non essendo armato e senza aver tentato la fuga.
Nelle scorse settimane il Tribunale del Riesame, confermando la misura cautelare, aveva descritto un quadro particolarmente grave. Secondo i giudici, Cinturrino avrebbe ritardato volontariamente l'attivazione dei soccorsi quando Mansouri era ancora vivo e avrebbe poi cercato di concordare con alcuni colleghi una versione comune dei fatti. Accuse che l'ex poliziotto respinge e che saranno al centro dell'eventuale processo.
La prossima decisione spetta ora alla Procura di Milano: scegliere se accelerare l'iter giudiziario oppure rinviare tutto a settembre, quando l'inchiesta potrebbe prendere una direzione diversa.