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20/01/2026 16:33
In Lombardia si è aperta con forza la stagione del dibattito sul referendum costituzionale sulla giustizia, destinato a essere uno degli snodi politici più importanti della prossima primavera. Al centro c’è la riforma che separa le carriere tra pubblici ministeri e giudici e ridefinisce la struttura del Consiglio superiore della magistratura, una modifica inserita nella Costituzione ma sottoposta ora alla conferma popolare proprio perché in Parlamento non ha raggiunto la maggioranza qualificata.
Il fronte del No si presenta compatto e articolato. Oltre al sindaco di Milano Sala, numerose associazioni, magistrati ed esperti giuridici criticano la riforma non solo come risposta inefficace ai problemi della giustizia italiana, ma come un intervento che rischierebbe di indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura,
Sul versante opposto, il fronte del Sì parte con un messaggio chiaro: la separazione delle carriere vuole garantire una maggiore terzietà del giudice

Se da un lato il Comitato del No spinge perché gli elettori riflettano sui rischi di indebolire le garanzie costituzionali, dall’altro chi sostiene il Sì chiama a un voto che, a loro dire, mette al centro la credibilità e l’efficienza del sistema giudiziario.

C’è da prepararsi dunque alla battaglia fino alla primavera, quando gli italiani saranno chiamati alle urne, per decidere se confermare o bocciare questa riforma. Si voterà il 22 e 23 marzo senza quorum.