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06/11/2026 14:45
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Controlli rafforzati, pattugliamenti e sorveglianza nei luoghi che frequenta abitualmente. È il dispositivo di sicurezza predisposto a Milano per proteggere Tiziana Landoni, la giudice per le indagini preliminari finita nel mirino di insulti e minacce sui social dopo la decisione di non convalidare il fermo di Youssef Siher, il trentenne accusato di terrorismo per la gestione della chat del gruppo “17 ottobre”.

La misura è stata definita durante il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica in prefettura, su richiesta del presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia. Non si tratta, al momento, di una scorta personale, ma di un sistema di vigilanza rafforzata, con controlli mirati attorno all'abitazione e nelle zone abitualmente frequentate dalla magistrata.

Gli investigatori continuano intanto a monitorare le minacce ricevute online. Se dovessero emergere rischi più concreti, il livello di protezione potrà essere ulteriormente innalzato.

E mentre resta alta l'attenzione sulle possibili ripercussioni della decisione giudiziaria, arrivano nuovi sviluppi anche sul fronte delle indagini per i violenti scontri che hanno devastato il centro di Milano nel fine settimana tra il 17 e il 18 ottobre.
Il Tribunale del riesame per i minorenni ha accolto le prime istanze presentate dai difensori dei ragazzi arrestati dopo le manifestazioni.

Sei dei 35 minorenni coinvolti hanno ottenuto la revoca delle misure cautelari: per tre è caduto l'obbligo di permanenza in casa, mentre per altri tre è stato revocato il collocamento in comunità. Un settimo giovane, che si trovava nel carcere minorile, potrà invece lasciare la struttura detentiva per essere trasferito in una comunità.

Le decisioni riguardano la prima tranche di otto ricorsi esaminati dai giudici. Un ulteriore ragazzo, già scarcerato perché ritenuto estraneo ai fatti contestati, ha ottenuto anche l'annullamento dell'ordinanza che aveva disposto la misura cautelare. Su questo punto, però, la Procura ha presentato ricorso in Cassazione.

Per ora sono stati depositati soltanto i dispositivi, mentre si attendono le motivazioni delle decisioni. La partita giudiziaria non è dunque chiusa: dalla prossima settimana sono in programma nuove udienze per esaminare i ricorsi degli altri minorenni coinvolti.