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10/06/2026 16:54
Proprio quando sembrava aver messo tutti d’accordo arriva la svolta in una vicenda che racconta bene quanto possa essere complicato il rapporto tra sport, politica e gestione degli impianti pubblici: Quella del Centro Sportivo XXV Aprile, uno dei punti di riferimento dell'atletica milanese. Qui da anni esiste una pista indoor costata denaro pubblico ma mai entrata realmente in funzione a causa di problemi tecnici.
Un'opera rimasta incompiuta che è diventata il simbolo delle difficoltà che hanno accompagnato il centro negli ultimi anni.
Ora il dibattito si riaccende perché il Comune ha deciso di proseguire l'iter di un progetto privato che in passato aveva suscitato forti critiche da parte del mondo dell'atletica e che era stato di fatto ridimensionato dalle indicazioni approvate dal Consiglio comunale.
Il punto che fa discutere è proprio questo: invece di recuperare la struttura esistente, il nuovo percorso prevede la realizzazione di una nuova pista indoor, mentre quella attuale resta inutilizzata.
Ma la questione non riguarda soltanto una pista. Sullo sfondo c'è una visione diversa del futuro del centro sportivo. Da una parte chi vorrebbe mantenere l'atletica come attività centrale dell'impianto, dall'altra un progetto più orientato verso discipline come tennis, padel e pickleball, considerate economicamente più sostenibili.
A rendere ancora più acceso il confronto è una lettera aperta diffusa nelle ultime ore dal presidente del Cus Milano, Alessandro Castelli, che con toni ironici critica la scelta dell'amministrazione e si chiede perché non sia stata riaperta una procedura aperta a tutti i soggetti interessati dopo le modifiche richieste dal Consiglio comunale.
Da una parte Palazzo Marino sostiene che il progetto possa essere corretto e migliorato in corso d'opera. Dall'altra associazioni sportive, federazioni e gestori storici chiedono maggiore chiarezza sul percorso scelto.
Una vicenda che va oltre lo sport e che pone una domanda molto semplice: quando un'opera pubblica non funziona, conviene aggiustarla o costruirne una nuova? E soprattutto, quale futuro vuole Milano per uno dei suoi impianti sportivi più storici?