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05/10/2026 19:28
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Si sarebbe pentito in aula Gianluca Soncin, nel corso dell’ultima udienza del processo che lo vede imputato per omicidio pluriaggravato ai danni di Pamela Genini, uccisa con 76 coltellate la sera del 14 ottobre 2025 a Milano. “In questo momento di grande dolore e profonda tristezza porgo le mie scuse alla famiglia di Pamela. Da quel giorno le nostre vite sono profondamente cambiate. So che il perdono non si può pretendere”, avrebbe detto l’uomo alla famiglia della ragazza, alzandosi in piedi dal banco della difesa. Aggiungendo poi di essere pronto ad assumersi fino in fondo le sue responsabilità.
Scuse, però, “respinte al mittente” da parte dei familiari della vittima, come riferito dall’avvocato Nicodemo Gentile, a nome della mamma, Una Smirnova. “Sono parole di plastica, insignificanti, senza pentimento e tardive”, ha continuato, durante una pausa di udienza, concludendo che “Doveva accettare quelle scuse che Pamela gli faceva quando lui la trascinava per i capelli sul balcone e lo implorava di non ucciderla.”.
Durante l’udienza, l’imputato, 52 anni, oltre alle parole di pentimento ha anche letto un foglietto scritto a mano, considerabile una sorta di confessione. La prima mai fatta dall’uomo. E allora, il legale che assiste i familiari di Pamela ha rincarato la dose: “Poteva evitare, non ha convinto nessuno”, ha detto, descrivendo Soncin come “uomo corroso dal delirio del possesso e del controllo e dalla gelosia patologica”. Il legale è quindi pronto a dimostrare come la ragazza fosse sotto minaccia prima della sua morte, ricordando l’arsenale di coltelli e scacciacani che avrebbe a casa l’imputato.
In aula, poi, sono state ascoltate le testimonianze degli agenti intervenuti quel giorno nell'appartamento scenario del crimine e di un condomino.