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24/09/2026 15:13
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Gli imputati vogliono risarcire la famiglia di Gianvittorio Carlin, l’operaio morto nell’ottobre di quattro anni fa, mentre stava lavorando al termovalorizzatore di Parona. È quanto emerso dall’udienza preliminare di giovedì, in tribunale a Pavia. Il giudice ha disposto il rinvio dell’udienza al prossimo 29 ottobre. In quella data si saprà se si andrà a dibattimento oppure se gli imputati sceglieranno riti alternativi: l’abbreviato che dà diritto allo sconto di un terzo della pena o il patteggiamento.
Carlin, dipendente di una ditta esterna, stava lavorando alla seconda caldaia del termo di Parona, quando è stato colpito da un tubo che si era staccato. La vittima aveva riportato un violento trauma cranico, che l’ha portato alla morte. Secondo la Procura, ci sarebbero state falle nelle procedure di sicurezza e una lunga sequenza di errori, omissioni e carenze, che avrebbero contribuito alla morte dell’operaio. Gli errori avrebbero riguardato la manutenzione dell’impianto, la progettazione e fornitura delle tubazioni e la formazione del personale per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro.
Stando a quanto si apprende, gli accusati starebbero preparando l’offerta economica da presentare ai familiari di Carlin, il fratello e la compagna della vittima che si sono costituiti parte civile. Una sorta di risarcimento per evitare il processo. Sono coinvolte 17 persone e cinque aziende, tra cui A2A, la società che gestisce il termo di Parona. Tutti sono accusati, a vario titolo, di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche. Tra gli imputati, figurano manager, responsabili dei lavori e della manutenzione e coordinatori della sicurezza.