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27/03/2026 13:01
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Dovrebbe definirsi entro l’inizio dell’estate il destino giudiziario degli imputati per i fatti legati all’incendio della Eredi Bertè, divampato nel 2017 a Mortara. I legali di Vincenzo Bertè, allora titolare della fabbrica di rifiuti speciali in via Fermi, hanno chiesto e ottenuto il rinvio a giugno dell’udienza nel processo d’appello a Milano, in cui l’ex imprenditore deve rispondere di incendio doloso.
Bertè è coinvolto anche nel filone bis del processo a suo carico, quello per i reati fiscali e ambientali legati al rogo, che nel settembre di nove anni e mezzo fa distrusse il deposito di via Fermi. La difesa ha chiesto in appello di patteggiare e ridurre pena da sei a quattro anni per le accuse di bancarotta fraudolenta, false fatturazioni e riciclaggio. Un concordato di pena, dunque, sul quale la Procura aveva dato il via libera, ma per il quale manca ancora la decisione del giudice, attesa per il prossimo 13 aprile.
Una volta emanata la prima sentenza, secondo voci di corridoio, il difensore di Bertè punterebbe a richiedere la continuazione del concordato di pena con l’altro procedimento relativo all’incendio del 2017. L’ex imprenditore era stato condannato in primo grado a quattro anni per il rogo dell’azienda. Di questo, si tornerà a parlare nell’udienza fissata il 23 giugno in Corte d’Appello a Milano.
In quella data si dovrebbe conoscere la sorte degli altri due imputati: l’ex socio Carlo Andrea Biani e Vincenzo Ascrizzi, all’epoca consulente dell’azienda. Per entrambi, la Procura aveva chiesto la conferma delle condanne decise in primo grado: sette anni per Biani, accusato di aver avuto un ruolo anche nell’incendio, e due anni e mezzo per Ascrizzi, per il reato di riciclaggio. Le difese hanno chiesto invece l’assoluzione.