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25/05/2026 19:44
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

“Potrebbe trattarsi di malaria e non di ebola, gli esami intanto sono in corso”. Così l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Guido Bertolaso ha fatto luce sui due casi sospetti registrati in due Paesi del Comasco e isolati all’Ospedale Sacco di Milano. Si tratta di una donna di 33 anni e un uomo di 31, entrambi cooperanti tornati in Italia dall'Uganda dopo una permanenza di tre mesi. Se non è malaria, per Bertolaso potrebbe anche essere un virus gastrointestinale. Anche perché, come ha spiegato l’assessore, una delle due persone ha un precedente all’interno della propria famiglia.
Bertolaso ha informato che in tutto sono sette i cittadini italiani, appartenenti a due nuclei diversi, rientrati dopo aver trascorso tre mesi nella zona dell'Uganda vicina ai confini con Congo e Ruanda. 24 ore dopo l’ingresso nel Paese, durante la notte, la 33enne e il 31enne hanno manifestato febbre, in un caso molto alta, nausea, vomito e diarrea, con anche una leggera sintomatologia di carattere neurologico. C’è poi un altro caso, non proveniente però dalla zona interessata dall’ebola, con una temperatura corporea tra i 37,5 e i 38 gradi e con problematiche di tipo intestinale: secondo Bertolaso, potrebbe trattarsi di un fenomeno gastroenterico derivante da un cambio di territorio.
Sui vari casi, comunque, si è attivato anche il Ministero della Salute, che è in costante monitoraggio. Per ora, si legge in una nota, il rischio ebola in Italia resta molto basso.