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06/07/2026 18:21
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

A far scattare la protesta dei rider era stata la Usb, che li aveva invitati a scendere in piazza, portandoli sotto la sede di Assodelivery e Glovo. Il motivo? Le false promesse, sollevate dal sindacato, da parte della multinazionale di consegna di cibo a domicilio verso i propri fattorini. E ora, dopo poco più di un mese da quel corteo cittadino, è arrivata anche la Nidil-Cgil, che ha pubblicato un report con cui ha misurato la portata del piano di Glovo per i rider.
Analizzando una serie di buste paga e fatture, il sindacato ha rilevato come gli aumenti promessi, a conti fatti, non superino che pochi euro. Considerando il periodo tra il 9 febbraio e il 31 maggio, sono state misurate integrazioni “una tantum” inferiori ai 10 euro totali di media. Tutto questo a fronte di promesse di 3 euro lordi a consegna, contro i precedenti 2,50, e di 14 euro lordi l’ora, contro i 10, per arrivare ad “aumenti medi mensili fino a 200 euro”.
C’è poi anche da considerare un altro aspetto, sollevato dalla Nidil-Cgil: il nuovo minimo orario di 14 euro non si calcola sul tempo di lavoro realmente impiegato, ma su una stima fatta da Glovo che comprende anche i tempi di attesa ai locali, la ricerca dei citofoni, il traffico e altre incognite. E il minimo di 3 euro a consegna vale “indipendentemente da ogni altra variabile”, quindi non tiene conto, per esempio, della distanza coperta.
Tutto questo insieme di promesse da parte di Glovo erano state fatte dopo che la Procura di Milano aveva messo a controllo giudiziario la società, in seguito a un’inchiesta per caporalato condotta tra febbraio e marzo. Così come Deliveroo, che ha subito lo stesso trattamento poco dopo, la multinazionale è accusata di versare ai rider inquadrati come lavoratori autonomi salari sotto la soglia di povertà. La società aveva quindi stilato un piano per “redimersi”, approvato dalla Procura.
Ma la realtà sembra essere ben diversa, considerando anche la mancanza di intenzioni da parte della multinazionale di aprirsi a “subordinazione, compensi e tutela dal caldo”.