Videonews


02/04/2025 17:33
Dai protocolli non rispettati durante i sopralluoghi agli schizzi di sangue non compatibili con la ricostruzione dei Ris, che presupporrebbero un colpo alla nuca violento (e fatale) che, in realtà, secondo l’autopsia eseguita a Pavia su disposizione della stessa Procura, non ci sarebbe stato.
Sono alcune delle conclusioni a cui, secondo indiscrezioni, sarebbe giunto il super esperto della polizia scientifica Dario Redaelli, chiamato come consulente della difesa di Liliana Barone, la donna accusata di aver ucciso lo zio acquisito Carlo Gatti, ai primi di febbraio dell’anno scorso in questa casa della località Canavera nel Comune di Colli Verdi.
La 46enne, in carcere da oltre un anno, si è sempre professata innocente e si trova tuttora detenuta nel carcere femminile di Vigevano: secondo la sua versione sarebbe tutto un equivoco e l’anziano, che aiutava nelle faccende domestiche da qualche tempo, sarebbe morto per cause accidentali. Sarebbe caduto battendo la testa insomma, e lei, nel tentativo di aiutarlo, si sarebbe sporcata di sangue finendo per essere accusata di omicidio.
Redaelli, già al lavoro su casi balzati alle cronache nazionali come il delitto di Garlasco di Chiara Poggi e quello della giovane Yara Gambirasio, è stato convocato come consulente dall’avvocato difensore Laura Sforzini e, secondo quanto trapelato, nelle sue conclusioni avrebbe opposto una serie di considerazioni alle perizie ottenute dalla pubblica accusa.
Queste dovranno essere prese in esame dal giudice per l’udienza preliminare che, il prossimo 15 aprile, dovrà decidere se accogliere la richiesta di rito abbreviato per Barone, subordinata proprio all’acquisizione delle consulenze di Redaelli e di altri esperti.