Videonews


17/06/2026 19:01
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

Una fotografia che lo ritrae con attrezzatura tecnica e un silenziatore: è quello che i carabinieri del Ros hanno sequestrato a casa di uno dei quattro indagati per omicidio aggravato dai motivi abietti nell’inchiesta della Procura di Milano sui presunti ‘cecchini del weekend’, che operavano a Sarajevo negli anni ’90. Si tratta del 65enne residente nell’Alessandrino, che non aveva risposto nell’interrogatorio davanti al pm Alessandro Gobbis, titolare del fascicolo insieme al procuratore Marcello Viola.
La perquisizione è partita dalle testimonianze dell’ex moglie e dell’ex compagna dell’uomo. Quest’ultima ha descritto quella foto trovata dai militari come una sorta di lasciapassare per le zone di guerra e ha sostenuto che ritrarrebbe il 65enne in primo piano in divisa in un luogo non ben definito, ma presumibilmente in Bosnia.
L’ex compagna dell’indagato ha messo a verbale che, durante la loro relazione, l’uomo avrebbe avuto costanti incubi “perché in passato aveva ucciso delle persone”. Il 65enne le avrebbe raccontato di essere andato in Bosnia a combattere negli anni ’90 e che, quando partì da Milano con l’aereo, con lui ci sarebbero state delle persone che trascorrevano il weekend per sparare ai musulmani come cecchini”.
La legale del 65enne, Licia Sardo, però, avrebbe negato che quella foto ritragga il suo assistito. L’avvocato avrebbe infatti spiegato che l’indagato non ha nemmeno fatto il servizio militare, ma che semplicemente ha ritagliato quell’immagine da una rivista per appassionati e se l’è fatta incorniciare. La foto, a detta della legale, ritrarrebbe in realtà un alpino in Norvegia durante un’esercitazione.
Oltre al 65enne residente nell’alessandrino, nell’indagine milanese figurano anche un ex camionista 80enne friulano, un imprenditore 64enne brianzolo e un toscano. I primi tre sono stati già sentiti. E il 29 giugno, si terrà un incontro all’Aja di coordinamento tra gli inquirenti di Italia, Belgio e Bosnia per fare luce sulle evidenze finora emerse.