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20/10/2026 19:39
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Braccia incrociate dei lavoratori del Teatro alla Scala di Milano nel giorno della prima del Faust di Charles Gounod. La mobilitazione è stata convocata il 12 ottobre con nota congiunta di Cgil, Cisl e Uil, assieme alla Federazione Italiana Autonoma Lavoratori dello Spettacolo. Il presidio si è tenuto nella mattinata, dalle 9 alle 12, in via Filodrammatici, davanti all’Accademia, ma lo sciopero copre l’intera giornata di martedì 20 ottobre.
Al centro della mobilitazione c’è la frenata sul rinnovo del Contratto unico per il triennio 2027-2029. Tre giorni dopo l’assemblea del 12 ottobre, i sindacati hanno incontrato il sovrintendente Fortunato Ortombina per un’accelerazione della trattativa, dopo che in Cda aveva ricevuto pieno mandato a trattare coi lavoratori. Tuttavia, si legge nella nota scritta dalle quattro sigle, “non ci sono stati avanzamenti concreti in merito alla richiesta economica presentata in piattaforma. In particolare, sul recupero dell’inflazione pregressa al 2026”.
Il contratto precedente era stato rinviato durante la pandemia, quando la chiusura del teatro aveva fatto crollare gli incassi della biglietteria. Il rinnovo successivo aveva previsto un recupero del 5%, mentre l’inflazione continuava a correre. Secondo i calcoli sindacali, negli ultimi anni il costo della vita ha eroso tra il 23 e il 24% del potere d’acquisto dei dipendenti. La richiesta è quindi di recuperare la differenza, con un aumento del 15% dal primo gennaio 2027 e adeguamenti successivi collegati all’inflazione rilevata dall’Istat.
La mobilitazione è ampia e riunisce orchestra, coro, ballo, tecnici, maestranze e personale amministrativo. Perciò, all’alba di un autunno che si preannuncia tutt’altro che freddo, si dovrà vedere quale altra opera rischierà di saltare.