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20/01/2026 09:37
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Centinaia di certificati di residenza, rilasciati dal medesimo funzionario del comune di Pavia, privi della necessaria documentazione. Il caso, scoppiato nelle scorse settimane con l’inchiesta della Procura del capoluogo , è stato al centro del question time dell’ultimo consiglio comunale con l’interrogazione del consigliere di opposizione Nicola Niutta.

Il dibattito ha fatto emergere una verità parzialmente diversa da quella raccontata. Non si tratta infatti di residenze anagrafiche riconducibili ad un unico indirizzo civico, coincidente con una pizzeria, come emerso in queste settimane. Non essendo qualificabili come indirizzo ad uso abitativo gli esercizi commerciali non vengono accettati dal sistema informatico del comune.

Il tema riguarda piuttosto domande incomplete, in cui non è stato inserito l’indirizzo di riferimento, e che hanno quindi determinato una attribuzione di iscrizione di residenza anagrafica senza una indicazione specifica ma su una pluralità di residenze.

In termini pratici il sistema informatico ha attribuito più numeri civici casuali ma non riferiti ad una pizzeria. Questo bug del sistema ha fatto sì che non risultassero gli accertamenti previsti da parte della polizia locale.

L’iscrizione incompleta ha generato una residenza automatica senza che venisse richiesto un controllo da parte dei vigili. Accanto all’indagine della Procura, verifiche interne al comune stanno provando a fare luce su quanto accaduto.