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06/11/2026 17:34
Il servizio ricostruisce i fatti e gli sviluppi giudiziari relativi alla morte di Ramy Elgaml, sulla base delle informazioni disponibili al momento della realizzazione. Le responsabilità degli imputati sono ancora al vaglio della magistratura e, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza, non possono essere considerate accertate fino a eventuale sentenza definitiva. Le dichiarazioni e le ricostruzioni delle parti sono riportate a fini di cronaca e informazione.
A quasi due anni dalla morte di Ramy Elgaml, la battaglia giudiziaria entra in una nuova fase. Al Palazzo di giustizia di Milano, i genitori e il fratello del diciannovenne hanno chiesto di costituirsi parte civile contro i sette carabinieri imputati nel procedimento. Non per la morte del ragazzo, già risarcita dall'assicurazione, ma per gli altri reati contestati ai militari: favoreggiamento, depistaggio e falso.
Al centro della vicenda c'è quella notte del 24 novembre 2024. Ramy era sullo scooter guidato dall'amico Fares Bouzidi, quando i due, dopo un inseguimento di circa otto chilometri da parte dei carabinieri, si schiantarono all'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta. Per il diciannovenne non ci fu nulla da fare.
Un procedimento complesso, che vede imputati anche Bouzidi e il carabiniere Antonio Lenoci, alla guida dell'auto di servizio. Entrambi devono rispondere di omicidio stradale, mentre Lenoci è accusato anche di lesioni. Per gli altri militari le contestazioni riguardano presunti depistaggi e irregolarità nella ricostruzione dell'inseguimento, compresa la cancellazione di filmati realizzati da alcuni testimoni e la mancata indicazione della presenza di dispositivi di registrazione a bordo delle forze dell'ordine.
Anche Bouzidi, già condannato a un anno e sei mesi per resistenza, ha chiesto di costituirsi parte civile contro i carabinieri. I suoi legali sostengono inoltre che lo scooter sarebbe stato speronato e intendono sostenere l'ipotesi dell'omicidio volontario, sulla base di una consulenza di parte. Una ricostruzione contestata dalla difesa del carabiniere Lenoci, che presenterà a sua volta una propria consulenza per escludere responsabilità del militare.
L'udienza preliminare si è svolta a porte chiuse, con misure di vigilanza rafforzate attorno alla giudice Tiziana Landoni, già finita al centro di polemiche e minacce dopo il caso Siher.
Ora la parola passa alla giudice, che dovrà decidere sulle richieste di costituzione di parte civile. Un passaggio che precede la decisione sull'eventuale rinvio a giudizio degli imputati.