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19/10/2026 18:41
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Vetri rotti, pezze di compensato, curiosi che si fermano a osservare quello che Milano ha vissuto nel fine settimana. È così che Cairoli e Cordusio, nel pieno centro, a due passi dal Duomo, si sono risvegliate dopo la due giorni di devastazioni e saccheggi che hanno interessato la città. Una situazione surreale, inaspettata, che è sulla bocca di tutti, da chi l’ha vissuta direttamente ed è tornato a vedere quello che è stato a chi, invece, sopraggiunge dopo aver osservato le immagini caricate sui social.
Un aspetto stupisce prima di tutto: la pulizia è stata veloce. Non resta quasi nulla, se non sulle vetrine, delle scene di violenza e vandalismo. Gli oggetti sono stati spostati e rimessi al proprio posto, il fumo bianco degli estintori rimosso, i cestini riempiti con i detriti del fine settimana. La ferita subita dai commercianti, quella, non ha ancora trovato una pezza. Molti non hanno voluto parlare, un po’ perché intenti a ripulire la propria attività e un po’ per rabbia. Tranne uno, il CEO di una nota azienda di abbigliamento francese. Sul suo volto, un misto di frustrazione e di disillusione.
Chiunque, passando in zona, si lascia scappare una parola di sconcerto sulla visione che si presenta davanti agli occhi. Molti condannano apertamente, ma non vogliono parlare per paura di non poter contenere la propria rabbia. C’è anche chi mostra lucidità e prova a elaborare riflessioni sulle cause che hanno portato Milano a diventare un teatro in miniatura di quanto sta accadendo in Francia. Il tutto è infatti nato da una manifestazione pacifica contro il caro vita prima che centinaia di ragazzini mettessero a ferro e fuoco la città. E questo in tanti non lo dimenticano.