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01/09/2026 18:19
Le testimonianze degli avventori e del gestore del bar Ligure, le telefonate tra il commissariato e il 118 e, poi, tra Massimo Adriatici e l’operatore del 118. Le ricostruzioni 3D della possibile dinamica dello sparo fatale che ha raggiunto Youns El Boussettaoui, la sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi a Voghera: è tutto scritto nelle 99 pagine con cui il giudice di Pavia Luigi Riganti ha motivato la sentenza di condanna per omicidio volontario a 12 anni di carcere per l’ex assessore alla sicurezza della città, emessa il 24 febbraio scorso.
E, riga dopo riga, emerge con chiarezza la decisione. Quella di Adriatici non fu legittima difesa, anzi, l’imputato secondo i giudici “volle sferrare un colpo mortale contro l’avversario».
Poiché “sparando a distanza ravvicinata contro il distretto vitale costituito dal corpo dell’antagonista - scrivono i giudici - che sapeva essere a mani nude, è evidente che Massimo Adriatici ha voluto sferrare un colpo mortale contro l'avversario o quantomeno si è prefigurato e ha accettato l'esito letale della propria azione». 
A uccidere El Boussetaoui fu un colpo partito dopo una colluttazione tra i due, in seguito ad un'aggressione del nordafricano ai danni di Adriatici, che è stato condannato nel secondo processo a suo carico, dopo che la prima indagine era sfociata in un rinvio a giudizio per eccesso colposo di legittima difesa.
Soddisfatti i famigliari e i legali della vittima, mentre per i difensori dell’ex assessore il video negherebbe la tesi sostenuta dai giudici nella sentenza. Per questo hanno annunciato ricorso davanti alla Corte d’Appello di Milano.