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26/02/2026 19:00
L’eredità della pandemia, che ha adagiato le persone a casa portandole a preferire esperienze a domicilio con pochi sforzi, sembra sempre più infrangersi. Almeno, questo è quello che sembrano raccontare i molteplici Festival del cinema nel panorama nazionale e internazionale. Alle migliaia di kermesse sparse in tutto il mondo, se ne aggiungono decine che nascono ogni anno, mentre quelle già presenti sopravvivono per la stragrande maggioranza. Nel cinema, poi, cosa c’è di meglio di guardare i film prima degli amici o dei parenti, per poi rivederli in sala e commentarli assieme, ammesso che escano?
I festival, però, sono macchine organizzative complesse sotto vari punti di vista, da quello meramente artistico fino alla logistica e all’immancabile comunicazione. Le sfide più importanti, che accomunano soprattutto le kermesse più grandi, sono legate alla fiducia da instillare nelle amministrazioni cittadine. L’investimento è ampio, si parla di decine di milioni di euro per i festival più importanti, ma le occasioni di visibilità e di impatto sia culturale che economico sono spesso elevate. Specie nelle occasioni internazionali.
A fare il punto sulla questione è un ciclo di incontri organizzato dall’Università Cattolica di Milano, dove gli studenti possono dialogare con le figure più importanti dietro ai Festival di cinema. Si inizia con Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. A seguire, Paola Malanga, direttrice artistica della Festa del cinema di Roma, Tiziana Rocca, direttrice artistica del Taormina Film festival e, in chiusura, Giona Nazzaro, direttore artistico del Locarno Film festival.