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19/08/2026 18:46
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.

In Italia mancano 500 pediatri e le carenze più gravi sono in Lombardia, Piemonte e Veneto. Si parla, in queste tre regioni, di quasi l’80% del totale. È quanto ha stimato la fondazione Gimbe, secondo la quale dal 2019 al 2025 si è perso un professionista su sette e gli anziani che andranno in pensione entro la fine del decennio non si sa se verranno sostituiti.
Fin qui, nulla di nuovo, è un problema segnalato da tempo e che persiste. Ma cosa succede ai ‘pochi’ pediatri attivi, specie con contratti a termine? Tempo qualche mese di attività e iniziano a ruotare da un ambulatorio all’altro. Ed ecco che fioccano i cartelli “sostituzione imminente” e “incarico provvisorio”.
E questo valzer di pediatri ha, come si può immaginare, notevoli risvolti sulla crescita dei piccoli pazienti. Se già è importante che un bambino abbia delle figure di riferimento note e costanti, la situazione diventa ben più grave se hanno determinate condizioni, come l’autismo.
Ne è affetto, per esempio, il figlio di Raffaella Polverino, cittadina di Sesto San Giovanni, in provincia di Milano. La donna, attivista, ha deciso di denunciare questo valzer di pediatri, che sta affliggendo anche altre mamme. Basta aprire alcuni gruppi su Facebook per leggere quanto la situazione sia insostenibile.
A causa dei continui cambiamenti, Raffaella è costretta a mostrare foto e video del precedente pediatra e di quello dopo al figlio per abituarlo a volti sempre nuovi. Ma la situazione, ribadisce la donna, non può continuare così. E quindi, Raffaella rivolge un appello allo Stato, perché investa sulla sanità pubblica, destinando fondi ai pediatri. Perché i bambini vanno trattati con cura.
Ma un pensiero va anche ai professionisti a termine: dove vanno a finire dopo?