Videonews


21/05/2026 00:14
Dietro le sbarre lo spazio diminuisce, la tensione cresce e il carcere assomiglia sempre meno a un luogo di recupero. È la fotografia scattata dal ventiduesimo rapporto di Antigone, che denuncia una situazione sempre più critica nelle prigioni lombarde. Il dato che colpisce più di tutti è quello del sovraffollamento. Nessun istituto della regione è sotto il cento per cento della capienza. In pratica, ovunque ci sono più detenuti dei posti disponibili.
In cinque strutture si supera addirittura il duecento per cento: nel carcere di Lodi arriva al 212 per cento, ma numeri simili si registrano anche a San Vittore, a Varese e a Busto Arsizio.
Tradotto in termini concreti significa celle affollate, meno attività, meno contatti con l’esterno e giornate segnate da inattività e isolamento.
Secondo Antigone, l’aumento delle presenze non dipende da una crescita dei reati, che restano stabili o in lieve calo. A incidere sono soprattutto pene più lunghe e un sistema che negli ultimi anni ha introdotto decine di nuovi reati, aggravanti e aumenti di pena. Un altro segnale preoccupante riguarda il rallentamento delle misure alternative al carcere, come affidamento e detenzione domiciliare, strumenti fondamentali per alleggerire la pressione sugli istituti. Nel frattempo cresce l’età media della popolazione detenuta e aumenta il disagio psicologico, spesso affrontato con un maggiore ricorso ai farmaci. Il risultato è un sistema sempre più chiuso e affollato, dove non peggiorano solo le condizioni dei detenuti, ma anche quelle di agenti, educatori e operatori.
E il rischio, avverte Antigone, è che il carcere smetta di preparare al reinserimento e si trasformi semplicemente in un luogo di attesa e sofferenza.