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01/10/2026 17:24
Davanti alla Scala, per una volta, il futuro non è qualcosa da immaginare soltanto: è qualcosa da scrivere.
È Atto Futuro, l’installazione dell’artista torinese Greg Goya, un grande mappamondo ricoperto da centinaia di spartiti musicali lasciati volutamente vuoti. Da oggi sono i cittadini a poterli riempire, rispondendo a una domanda semplice ma tutt’altro che rassicurante: di cosa avete paura quando pensate al futuro?
Un modo insolito per parlare di cultura, proprio davanti al teatro che della cultura italiana è uno dei simboli nel mondo.
Il globo è alto oltre due metri ed è ispirato all’anima della Scala: gli spartiti sono un omaggio alla musica, ma anche una metafora di un futuro che, come una partitura, non è ancora completamente scritto.
E così l’opera cambia ogni volta che qualcuno si ferma, prende una penna e lascia una frase. Paure, speranze, dubbi, desideri: pensieri individuali che finiscono per diventare un’unica opera collettiva.
L’iniziativa è realizzata con la Regione Lombardia e il progetto entrerà anche nel Teatro alla Scala, dove il mappamondo sarà portato nel foyer per raccogliere le riflessioni dei partecipanti all’evento.
L’idea di Goya è quella di trasformare lo spazio pubblico in una sorta di grande pagina bianca: non è l’artista a dire come sarà il futuro, ma sono le persone a provare a raccontare quello che le preoccupa.
E forse c’è un dettaglio particolarmente interessante: per parlare del futuro della cultura, l’opera parte proprio dalle paure.
Perché prima ancora di chiedersi che cosa vogliamo costruire, ci chiede di mettere nero su bianco quello che non vogliamo perdere.