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26/10/2026 18:34
Matteo Salvini resta alla guida della Lega fino al 2030. Ma al di là di una riconferma ampiamente attesa, il dato politicamente più interessante del congresso straordinario di Milano è quello che racconta il voto.
Quattrocentosessantacinque preferenze per il segretario, 146 per lo sfidante Massimo Garavaglia. Il 76 per cento contro il 24. Una vittoria netta, che consolida la leadership di Salvini, ma che lascia emergere anche un dissenso che sarebbe riduttivo liquidare come marginale.
Garavaglia, senatore lombardo, ha portato al congresso una richiesta precisa: più attenzione al federalismo, ai territori e alle radici del movimento, con l'obiettivo di invertire una tendenza elettorale che, secondo lo stesso sfidante, non ha dato risultati sufficienti.
Non è detto che quel 24 per cento rappresenti un fronte omogeneo. Ma è un dato che riporta al centro una questione mai del tutto risolta: come tenere insieme la Lega nazionale costruita da Salvini e il partito delle autonomie, degli amministratori locali e del radicamento settentrionale.
Anche le novità organizzative e il nuovo simbolo, «Lega Italia federale», si inseriscono in questo tentativo di ridefinizione.
Ora la sfida per il segretario non è soltanto guidare il partito per altri quattro anni. È trasformare una maggioranza congressuale solida in una forza politica capace di recuperare consenso, valorizzare le diverse sensibilità interne e far pesare maggiormente la propria voce nel governo.
Perché il congresso ha deciso chi guiderà la Lega. La direzione che prenderà, invece, si misurerà nelle scelte dei prossimi mesi.