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28/09/2026 14:58
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Vent’anni di carcere, contro l’ergastolo chiesto dalla Procura. È la condanna pronunciata dalla Corte d’Assise di Milano nei confronti di Raffaele Mascia, 22 anni, per l’omicidio avvenuto il 15 febbraio del 2025 nella panetteria gestita dal padre, in piazzale Gambara. Una sparatoria costata la vita a Ivan Disar, ucraino di 49 anni, e nella quale era rimasto ferito il connazionale Pavel Koresko, di 26.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, il giovane avrebbe impugnato la pistola perché infastidito dai due clienti, che avevano bevuto. Una reazione ingiustificata e sproporzionata, per la Procura, anche perché dalle testimonianze non sarebbero emerse minacce o intimidazioni. Una donna che si trovava con i due ucraini aveva infatti dichiarato di non aver mai sentito i suoi amici pronunciare minacce.
Diversa la versione dell’imputato, che aveva sostenuto di essere stato minacciato di morte insieme al padre. Una ricostruzione che non ha trovato riscontri nell’inchiesta.
Prima del verdetto, Mascia ha preso la parola in aula per rendere dichiarazioni spontanee. Ha raccontato di essersi sentito schiacciato dalla paura, di essersi trovato i due uomini addosso e di aver reagito perdendo la testa. Ha ricordato che il padre è anziano, sostenendo di non essere né un pazzo né un killer. Poi il dispiacere per quanto accaduto e la volontà di accettare la decisione dei giudici, senza buttare via la propria vita e con la speranza di potersi rimettere in gioco.
La difesa ha sostenuto che il giovane avesse sparato in preda al panico.
I giudici hanno riconosciuto la prevalenza delle attenuanti generiche sull’aggravante dei futili motivi e sulla recidiva, arrivando così a una pena di vent’anni.
Alla moglie e ai due figli della vittima sono state riconosciute provvisionali di risarcimento da 200mila euro ciascuno, mentre al ferito andranno 50mila euro.
Non è stata invece accolta la richiesta della Procura di trasmettere gli atti per le presunte false dichiarazioni del padre dell’imputato. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. La Procura potrebbe presentare appello.