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22/04/2026 17:32
Il contenuto affronta un evento sensibile in chiave informativa e giornalistica, con l’obiettivo di fornire contesto e comprensione dei fatti.
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Un “ministero della propaganda”, degli “squadroni d’azione rivoluzionaria” sul modello dei “fasci d’azione”, “raduni di camerati”, un “manifesto ideologico”. Avevano creato un’organizzazione con principi, ramificazioni e obiettivi del tutto simile a quelle dell’eversione di estrema destra degli anni Settanta. Finora era rimasto tutto online, ma, secondo la Digos e il giudice per le indagini preliminari, non erano semplici velleità quanto piuttosto dei propositi concreti per portare tutto dal mondo digitale al mondo reale, preparandosi a una marcia su Roma e a impugnare coltelli e molotov. Una rete composta da giovanissimi iscritti a canali social: 15 indagati, di cui 9 minorenni. Responsabile della promozione e direzione di tutto ciò, secondo chi indaga, un 19enne di Pavia, che è anche l’unica persona posta agli arresti in questa operazione: è ai domiciliari, con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla discriminazione razziale e religiosa. Il nucleo centrale del gruppo era una chat denominata “Terza posizione”. Il riferimento è al movimento eversivo nato a fine anni Settanta dall’evoluzione di Lotta Studentesca dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Stile e ideologia sono mutuati dai movimenti di allora, ma calati nel terzo millennio: ecco quindi l’utilizzo del web per reclutamento e proselitismo, l’esaltazione di stragi terroristiche compiute da suprematisti bianchi, riferimenti a Meloni e Schlein considerate “burattine degli ebrei”. L’antisemitismo era uno dei tratti più marcati dei discorsi degli indagati, spesso con al centro la Shoah: c’era chi ne negava l’esistenza ma chi invece al contrario la esaltava, con frasi che rivelavano l’intento di riproporla. Il rischio di emulazione, secondo il giudice che ha firmato l’ordinanza di arresti domiciliari per il 19enne pavese ritenuto al vertice dell’organizzazione, era uno dei pericoli rappresentati da questo movimento, potenzialmente interessato - come detto - a passare dal virtuale al reale. Alcuni degli indagati, del resto, avevano già iniziato a postare nei gruppi alcuni video che davano istruzioni su come fabbricare esplosivi in maniera artigianale.