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05/06/2026 16:19
Video realizzato a scopo informativo e giornalistico. I fatti riportati derivano da fonti pubbliche e atti giudiziari disponibili al momento della pubblicazione. Si ricorda che ogni imputato è da considerarsi non colpevole fino a sentenza definitiva.

Nuovo capitolo giudiziario nel caso dell'omicidio avvenuto il giorno di Pasqua dello scorso anno in una villa di lusso nel centro di Milano. La Procura ha chiesto una condanna a 18 anni di carcere per Dawda Bandeh, il ventottenne accusato di aver ucciso il domestico Angelito Acob Manansala, 61 anni, all'interno dell'abitazione di via Randaccio, a pochi passi dall'Arco della Pace.
La richiesta è stata formulata dal pubblico ministero Andrea Zanoncelli davanti al giudice per l'udienza preliminare nell'ambito del processo con rito abbreviato. L'accusa contestata è quella di omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa della vittima e dalla rapina. La pena richiesta, che sarebbe stata più elevata in un processo ordinario, è stata ridotta grazie allo sconto previsto dal rito abbreviato.
I fatti risalgono al 20 aprile 2025. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Bandeh si sarebbe introdotto all'interno della villa approfittando dell'assenza dei proprietari. Quando il domestico si sarebbe trovato di fronte all'intruso, sarebbe scattata l'aggressione mortale. Il corpo della vittima venne scoperto dal proprietario di casa al rientro dalle vacanze. Nello stesso appartamento fu trovato anche l'imputato, ancora intento a rovistare tra gli oggetti dell'abitazione.
All'arrivo della polizia, l'uomo avrebbe opposto resistenza agli agenti e sarebbe stato immobilizzato con il taser. Durante gli interrogatori ha ammesso di essere entrato nella villa, di aver mangiato, fatto una doccia e dormito all'interno dell'abitazione, negando però di aver ucciso il domestico.
Determinante nel procedimento è stata anche la perizia psichiatrica, che ha stabilito la piena capacità di intendere e di volere dell'imputato al momento dei fatti.
La sentenza è attesa il prossimo 26 giugno. Una decisione che potrebbe chiudere in primo grado una delle vicende di cronaca più gravi che hanno colpito Milano nell'ultimo anno.