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06/07/2026 18:06
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Davanti al gip Luigi Iannelli ha scelto il silenzio. Lamin Saidilly, ventidue anni, italiano di origini gambiane, non ha risposto alle domande del giudice durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere di San Vittore. È accusato di aver tentato di uccidere Gerardo Pastore, il cinquantacinquenne milanese accoltellato con venti fendenti sabato 4 luglio fuori da un bar di via Capecelatro, in zona San Siro, mentre faceva colazione con il padre. Per il pubblico ministero Elio Ramondini non si è trattata di un’aggressione improvvisa. L’ipotesi è che quella mattina il giovane fosse uscito con l’intenzione di prendere di colpire una persona scelta a caso. Per questo gli vengono contestati il tentato omicidio aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione.
Fuori dal carcere, la legale d’ufficio Simona Brambilla ha spiegato che la decisione di non rispondere è stata presa personalmente dal suo assistito. Ha raccontato di aver trovato un ragazzo confuso, che sostiene di non ricordare nulla di quanto accaduto, nemmeno le frasi pronunciate subito dopo l’arresto davanti agli agenti.

Intanto le indagini della Squadra Mobile continuano a scavare nel suo passato. Gli investigatori stanno verificando anche attraverso i canali di cooperazione internazionale se sia lui il giovane arrestato nel 2023 a Leeds, nel Regno Unito, per un’aggressione con coltello seguita da una rapina e per quanto tempo sia rimasto detenuto.
Dagli accertamenti è emerso inoltre che Saidilly era arrivato a nel capoluogo lombardo undici giorni prima del tragico episodio, il 23 giugno: aveva alloggiato in diversi alberghi della città, pagando regolarmente e senza creare problemi. Prima di lasciare Conegliano Veneto lavorava per un’importante azienda alimentare e proprio quel lavoro sarebbe stato all’origine dei contrasti con il padre, con cui viveva.