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08/10/2026 10:33
Servono progetti che non comportino un consumo di suolo e che prevedano la verifica preventiva della sostenibilità energetica e idrica, la valutazione degli impatti cumulativi, il recupero del calore e un'attenzione particolare alla qualità del lavoro lungo tutta la filiera degli appalti. E' la posizione della Cgil Lombardia sui data center, dopo che la giunta regionale ha annunciato di voler modificare la legge approvata solo pochi mesi fa: l'obiettivo è introdurre criteri molto più stringenti.

C’è una domanda pubblica chiara che riguarda numerosi aspetti critici, sottolinea il sindacato: tra gli altri, la trasparenza sui dati, l’effetto della concentrazione di più impianti nello stesso territorio, le dinamiche speculative sui terreni e sui valori immobiliari e le ricadute occupazionali reali. Il governo regionale - prosegue la Cgil - deve pensare fin da ora anche alla fine del ciclo di vita degli impianti e a quali garanzie si debbano esigere per evitare che un investimento privato di oggi possa lasciare domani strutture inutilizzate da bonificare e costi alla collettività.

Secondo la mappatura dell'Osservatorio Data Center, in Lombardia a luglio 2026 risultavano 41 siti regionali tra impianti operativi, strutture in costruzione e progetti nelle diverse fasi di sviluppo. Nei mesi scorsi era stata avanzata una proposta per realizzare un impianto nell'area della ex Chatillon a Motta San Damiano, periferia Est di Pavia: uno spazio di oltre 60 mila metri quadrati dove sorgeva uno stabilimento industriale chimico e tessile, chiuso negli anni '80. L'amministrazione comunale aveva però fatto sapere che non c'erano stati contatti con la società che detiene la proprietà dell'area.