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23/09/2026 16:33
C’è un dato che, più dei nomi dei candidati,che racconta quello che sta succedendo a Milano: il 95 per cento dei milanesi dice che nel prossimo mandato qualcosa dovrà cambiare.
Non è però una richiesta tutta dello stesso tipo: il 41 per cento parla di miglioramenti, mentre il 54 per cento chiede addirittura cambiamenti radicali. E questo mentre la qualità della vita in città viene ancora giudicata sufficiente, con un 6,3 su 10. Ma due milanesi su tre dicono che è peggiorata negli ultimi anni.

È dentro questa contraddizione che si sta aprendo la partita politica milanese.
Mario Calabresi, che ha confermato la disponibilità a candidarsi per il centrosinistra, parla di una Milano che funziona, corre, produce, ma nella quale — dice — “la comunità si è un po’ persa”. E Giuseppe Sala gli risponde che il punto non è soltanto parlare di cambiamento: servono un progetto, una squadra e una storia personale che renda credibile quel cambiamento.

Intanto il primo sondaggio che misura il peso dei possibili candidati racconta un altro paradosso. Pierfrancesco Majorino è il più conosciuto: lo conosce o ne ha sentito parlare il 75 per cento degli intervistati. Calabresi arriva al 67. Ma quando la domanda diventa la fiducia, i rapporti si rovesciano: 68 per cento per Calabresi, 50 per Majorino, 47 per la vicesindaca Anna Scavuzzo.

E tra chi dice di sapere già chi votare alle eventuali primarie, Calabresi viene stimato tra il 48 e il 53 per cento. Primarie, però, che ancora non è detto si facciano.
E dall’altra parte il quadro è ancora in costruzione: il centrodestra deve definire il proprio candidato, mentre Silvia Sardone e Matteo Perego sono già entrati nel confronto e su quest’utlimo il Sindaco sala scommette: «Secondo me sarà lui il nome scelto dalla coalizione», ha detto.

Il dato forse più interessante, però, è un altro: oggi il 45 per cento dei milanesi dice che voterebbe un candidato di centrosinistra, il 38 per cento uno di centrodestra e il 16 per cento guarda fuori dai due schieramenti. Insomma, più che aver già scelto da che parte stare, Milano sembra aver scelto una cosa: vuole capire cosa cambierà.
Ed è questa, più ancora della conta dei candidati, la domanda alla quale nei prossimi mesi dovranno rispondere tutti.