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07/05/2026 18:28
Una scuola che forma studenti o una scuola che prepara lavoratori? Attorno a questa domanda è scattata la protesta andata in scena in ben 50 città italiane, Milano compresa. Studenti, docenti e diverse sigle sindacali si sono ritrovate davanti alla Prefettura per contestare la riforma degli istituti tecnici e professionali, che entrerà in vigore dall’anno scolastico 2026-2027.
La novità più discussa è il modello “4 più 2”: quattro anni di superiori seguiti da due anni di specializzazione post diploma. Più laboratorio, più materie tecnico-scientifiche, più spazio alle competenze pratiche e al rapporto con le aziende. Ma secondo chi protesta, tutto questo rischia di avere un prezzo: meno ore per materie come italiano, storia, geografia e diritto, cioè quelle considerate fondamentali per la formazione culturale e critica degli studenti. Per i manifestanti, la scuola non può diventare solo un corridoio verso il lavoro, costruito sulle richieste delle imprese e non sui bisogni dei ragazzi.

Il presidio si è poi trasformato in un corteo che ha raggiunto piazza della Scala, soprannominata Piazza Gaza, simbolo delle mobilitazioni portate avanti negli ultimi mesi contro guerra e riarmo. Nel mirino finiscono anche le politiche del governo su spesa militare, università e inclusione. Tra le richieste, ci sono salari più alti per docenti e personale ATA, il ritiro del decreto legislativo 62 del 2024 sulla disabilità — che secondo i sindacati ridurrebbe l’inclusione scolastica — e lo stop a quella che definiscono “militarizzazione” degli istituti. Critiche anche alla riforma universitaria e al semestre filtro per Medicina, considerato un ulteriore ostacolo all’accesso agli studi.