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23/09/2026 18:17
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

Baffi all’insù, abiti eccentrici, pose studiate. Salvador Dalí non voleva soltanto che il pubblico guardasse le sue opere: voleva essere guardato. E molto prima che l’immagine personale diventasse parte dello spettacolo, aveva intuito quanto un vestito potesse raccontare, provocare e trasformare chi lo indossa.
È questo lato meno conosciuto dell’artista che arriva a Palazzo Reale con “Dalí e la Moda”, la mostra che apre il 24 settembre, proprio durante la Milano Fashion Week, e riunisce oltre duecento opere e documenti tra dipinti, fotografie, abiti, gioielli, accessori e filmati.
Un passaggio fondamentale arriva nel 1929, quando Dalí incontra Gala. Diventerà la sua compagna, la sua musa e una presenza decisiva anche nella costruzione dell’immagine pubblica della coppia. Vestiti e accessori entrano sempre di più in questo racconto. E in mostra, per la prima volta fuori dalla Spagna, arrivano anche alcuni capi dei loro guardaroba. Quello di Gala attraversa la storia della moda: Schiaparelli, Dior, Chanel, Givenchy, Gucci, Pucci.
Ma Dalí non si limita a indossare la moda. Ci entra dentro. Nel 1936 comincia la collaborazione con Elsa Schiaparelli e il suo immaginario surrealista finisce su abiti, vetrine e accessori. Poi arrivano il dialogo con Chanel, Dior e, negli anni Sessanta, le performance con le creazioni di Paco Rabanne.
Anche il corpo diventa materiale da reinventare. Un occhio si trasforma in un gioiello di platino e diamanti, le labbra in rubini e perle. Oggetti che oggi sembrano fatti per diventare immagini virali, ma che Dalí disegnava già alla fine degli anni Quaranta.
Ed è qui che la mostra incontra perfettamente la Milano di questi giorni. Fuori sfilano le nuove collezioni della Fashion Week. Dentro Palazzo Reale si scopre quanto lontano nel tempo affondino alcune idee che la moda continua ancora oggi a usare: trasformare il corpo, costruire un’immagine e, soprattutto, farsi ricordare.