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01/07/2026 18:01
Il video riporta fatti di cronaca con finalità esclusivamente informative e giornalistiche, nel rispetto delle persone coinvolte.

Si conoscerà il 18 novembre il destino dei quattro attivisti per il clima, a processo dopo essersi incatenati ai cancelli di uno degli ingressi della raffineria Eni di Sannazzaro de’ Burgondi, nel settembre di tre anni fa. Un’azione di disobbedienza civile per portare l’attenzione sugli effetti delle politiche energetiche adottate dall’azienda. I ragazzi avevano tracciato anche scritte sull’asfalto. Su di loro, pendono le accuse di violenza privata, imbrattamento, invasione di terreni ed edifici. Per alcuni, erano stati inoltre emessi dei fogli di via dal Comune di Sannazzaro.
Nell’udienza di mercoledì in tribunale a Pavia sono stati ascoltati i testimoni della difesa, il consigliere nazionale di Legambiente, Patrizio Dolcini, e dell’associazione ASud, che hanno riferito dei motivi della protesta a Sannazzaro. Nel mirino le politiche sul clima perseguite dalla raffineria e i suoi effetti per il territorio pavese. A sostenerlo anche uno degli imputati, facenti parte del movimento “Bargniff”.
La sentenza è stata rimandata a novembre, in quanto è attivo un percorso di giustizia riparativa richiesto dagli imputati. Uno strumento volto ad avviare un dialogo con l’azienda e avviare un cambio di passo negli investimenti energetici. Gli attivisti si erano opposti ai decreti penali di condanna, che li obbligava a pagare una multa di quasi 4mila euro. Il loro destino giudiziario sarà deciso nei prossimi mesi.