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29/10/2026 19:49
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Avevano già fatto i bagagli e si stavano preparando per comunicare ai figli, di ritorno da scuola, che erano stati sfrattati. Ma dopo un’accesa discussione con l’ufficiale giudiziario, hanno ottenuto un altro mese scarso, fino al 24 novembre, per trovare un’altra sistemazione. Una vittoria per alcuni, ma non per chi ha guidato il presidio antisfratto davanti al civico 42 di via Zuretti a Milano, in zona Centrale. Loro sono ben consapevoli dei lunghissimi tempi d’attesa che molto spesso non risolvono il problema di chi perde la casa.
Protagonista di questa vicenda è una famiglia di 5 membri, due genitori e tre figli piccoli, dai circa 7 fino a 15 anni. Il nucleo occupa la casa da 2 anni con un regolare contratto d’affitto di 4+4, intestato alla madre del genitore maschio. Tuttavia, dopo contrasti interni alla famiglia, la donna ha deciso di non fare più da tramite per il pagamento delle quote mensili con la proprietà, che quindi si è rivolta al Tribunale. E da lì è partito, circa 5 mesi fa, il percorso per lo sfratto.
I due adulti fanno lavori saltuari nell’ambito delle pulizie, al momento solo lei, perché lui qualche mese fa ha perso il lavoro e fa fatica a trovarne un altro. La famiglia, di origini straniere, ha una domanda di richiesta del permesso di asilo in attesa di riconvocazione della Commissione competente da molto tempo. Questo significa che la documentazione di cui dispongono fa chiudere loro molte porte da parte sia dei datori di lavoro che di proprietari di case.
Al momento, la famiglia ha fatto domanda per una residenza transitoria, ma i tempi di riscontro, racconta il Coordinamento 3 luglio, che assiste le situazioni di disagio abitativo, sono lunghissimi. In caso di mancata risposta, le soluzioni sarebbero prima albergo, a spese in parte del Comune e in parte degli inquilini, e poi la Casa dell’Accoglienza “Enzo Jannacci” di viale Ortles. Che però separerebbe il marito dalla moglie con i figli.
Ecco perché il rinvio di uno sfratto è tutt’altro che una vittoria, ma serve una soluzione definitiva che ripensi completamente il tema dell’abitare milanese.