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23/10/2026 18:33
Proseguono a Roma, al Ministero, gli incontri con cui i pioppicoltori pavesi preparano la richiesta da portare all’Unione europea: inserire la loro coltura nella nuova Pac. A spiegarlo è il pavese Claudio Massari, presidente del comitato nazionale per la filiera del pioppo. Questa coltivazione, a differenza di molte altre, è ancora redditizia, ma ha tempi lunghi di investimento e senza incentivi e sostegni molti agricoltori non riescono a riconvertire i campi.
Il turno di un pioppeto va infatti da 7-8 anni fino a 10 e più: solo costi all’inizio, ricavi solo al taglio. Alcune forme di sostegno, in realtà, esistono già, per coprire almeno in parte i costi d’impianto. Ma in Italia, a differenza di altri Stati europei, il pioppo è gestito in modo intensivo e agricolo, non silvicolo, e i produttori chiedono di essere trattati di conseguenza.
Il peso della filiera del resto è notevole: oggi meno della metà del fabbisogno nazionale è garantito da legname di origine italiana. Per l’autosufficienza servirebbero almeno 115mila ettari.