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18/09/2026 17:36
Anche l’Oltrepò sente il vento del calo dei consumi che attraversa l’Europa. Tra giovani che scelgono birra e cocktail, nuove sensibilità sulla salute e cambiamenti sociali, le bottiglie di vino si stappano sempre meno nel Vecchio Continente: la quota Ue sul consumo mondiale è scesa dal 59 al 48 per cento in cinque anni.
E così, anche per le cantine pavesi, la risposta non può che essere quella di guardare oltre i confini dell’Europa. I numeri, ancora esigui rispetto ad altre denominazioni, dicono che la strada è già stata imboccata: il valore delle esportazioni dei vini dell'Oltrepò, tra il 2008 e il 2022, si è quasi triplicato, passando da 9 a 26 milioni di euro. Bene anche il Metodo Classico Oltrepò Pavese Docg, la cui produzione tra il 2018 e il 2023 è più che raddoppiata, da poco più di 10 mila ettolitri nel 2018 a oltre 21 mila.
Il contesto più recente, però, invita alla cautela: nel primo semestre 2026 la Lombardia, terra del Franciacorta e dell'Oltrepò Pavese, si è classificata sesta tra le regioni italiane per export di vino, con 152,5 milioni di euro, in calo del 7,1 per cento.
La Commissione europea punta ora sugli accordi di libero scambio con Africa, America Latina e Asia orientale, mercati emergenti dove la domanda di vino di qualità cresce. Per le denominazioni DOC e DOCG dell'Oltrepò, cogliere questa spinta potrebbe voler dire nuova linfa vitale, per un territorio sta attraversando un periodo non facile.
Intanto la vendemmia 2026 volge al termine. Partita con quasi due settimane di anticipo per il caldo record, la raccolta ha messo a dura prova le cantine, alle prese anche con episodi di grandine che hanno colpito diverse aziende del territorio.
Nonostante le difficoltà, la qualità delle uve - secondo gli esperti - si conferma in media molto buona.