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29/09/2026 17:53
Distributori deserti e altri, quelli del gruppo Eni, che faticano a star dietro alle richieste, finendo talvolta a secco. È quanto sta accadendo in provincia (e nel resto d’Italia) dopo la decisione di Eni di fissare il prezzo della benzina a 1,99 euro e quello del gasolio a 2,19, un prezzo inferiore di circa 20 centesimi al litro rispetto alla media nazionale e ai prezzi applicati dalla compagnia.
Lo sconto è iniziato lunedì mattina e molte stazioni di servizio sono state prese d’assalto dagli automobilisti, sempre più in difficoltà per i continui aumenti dei carburanti. Oltre ad Eni, anche Ip, la seconda compagnia più diffusa, ha annunciato una riduzione dei prezzo, ma in modo graduale. Una incertezza che sta creando forti difficoltà a molti gestori della rete in provincia di Pavia.
Nelle scorse ore anche la terza compagnia più diffusa operante in Italia, la Q8, ha annunciato che seguirà le orme di Eni, introducendo il price cap.
In questo modo, da giovedì primo ottobre potrebbe raggiungere il 44,5% la quota degli impianti interessati dallo sconto carburanti, ovvero quelli dei tre marchi coinvolti, circa 9800.
Nei giorni successivi, poi, la soglia del 50% potrebbe essere raggiunta grazie agli operatori indipendenti. Le prime “pompe bianche”, come Petrolitalia, hanno annunciato che si adegueranno al Price cap di Eni, decidendo di lavorare, in alcuni casi, di fatto in perdita.
Per mantenere la media delle vendite - ha spiegato l’azienda - i margini saranno azzerati e gli investimenti previsti, bloccati.