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01/04/2026 21:59
“Una bufala dietro l’altra che ora la Procura sta pian piano smascherando”. È questo il tenore dei commenti del Comitato Sì Meazza all’indomani dell'indagine milanese per presunta turbativa d'asta e rivelazione del segreto d'ufficio nella vendita dello stadio San Siro, dal Comune a Inter e Milan. Il fondatore Luigi Corbani, storico oppositore della demolizione della struttura, aveva già in passato presentato esposti contro l’operazione di privatizzazione e ora torna a incalzare: non c’era alcun interesse pubblico nel far rimanere i club a Milano.
Nessun accenno dell’operazione sulla vendita di San Siro in campagna elettorale, sostiene Corbani, e un’interlocuzione pubblica confusa. Il Sì Meazza è chiaro: il sindaco Giuseppe Sala e la sua giunta, considerando anche le altre inchieste sull’urbanistica, dovrebbero fare un passo indietro.
Intanto, il primo cittadino, che già nella serata di martedì aveva diramato una nota, ha affidato ulteriori risposte ai propri social network: “Avrei potuto tirare a lungo e lasciare questa patata bollente al prossimo sindaco, ma Milano non merita un passacarte”, il contenuto delle storie sul suo Instagram, dove ha ricordato che la Legge Stadi autorizza, anzi spinge i Comuni, a contrattare direttamente con i club locali. Questo in risposta alle accuse secondo cui l’operazione mirava a favorire l’acquisto dei due club milanesi.
Le indagini intanto vanno avanti: la Procura sta passando al vaglio il telefono e gli altri dispositivi di Christian Malangone, dg del Comune di Milano, e quelli degli altri 8 indagati.