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29/09/2026 16:34
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico

A Milano il problema non è soltanto quanti studenti stranieri ci siano in una classe, ma cosa succederebbe se per rispettare il nuovo tetto del 30% bisognasse ridisegnare la geografia delle scuole. Ragazzi costretti ad attraversare la città per andare a lezione, anziché frequentare la scuola del proprio quartiere. È lo scenario prospettato dalla Cgil milanese, che contesta il decreto del Governo e mette sul tavolo i numeri.
Nella città metropolitana i giovani tra i 6 e i 18 anni provenienti da famiglie non italiane sono poco più di 69mila, il 22,8% del totale. Sotto, dunque, la soglia prevista dalla norma. Ma non sono distribuiti in modo uniforme: ci sono quartieri dove la presenza di famiglie straniere è molto più alta e dove rispettare il limite significherebbe mandare alcuni studenti in scuole più lontane da casa. Con tutte le difficoltà che questo comporterebbe nella vita quotidiana di genitori e figli.
E per il sindacato l'emergenza è un'altra: il sovraffollamento. Alle superiori milanesi oltre 117mila studenti si dividono 5.262 aule, con una media di 22 ragazzi per classe che nasconde però forti differenze tra scuole e quartieri. Per raggiungere la media lombarda di 20 alunni, secondo la Cgil servirebbero almeno 526 classi e 930 docenti in più. Risorse che, sostiene il sindacato, permetterebbero di affrontare anche le difficoltà linguistiche e di apprendimento, dando agli insegnanti più strumenti per seguire tutti gli studenti.
Intanto il decreto arriva a lezioni già iniziate: le classi sono formate e gli effetti si vedranno soltanto dal prossimo anno scolastico. Per la Cgil, insomma, prima di decidere quanti studenti stranieri possano stare in un'aula bisognerebbe preoccuparsi di quanti ragazzi, italiani e non, quell'aula debba ospitare.