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27/10/2026 18:30
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Ha scelto il silenzio davanti alla gip Tiziana Landoni Youssef Siher, il ricercatore 30enne ritenuto il creatore dei profili social del “Movimento 17 ottobre”, nato dopo la guerriglia urbana avvenuta a Milano sabato 17 e domenica 18 ottobre. Il giovane è stato fermato sabato 24, poco prima della nuova chiamata in piazza, per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Per lui, la pm Francesca Crupi e il procuratore Marcello Viola avevano chiesto il carcere temendo un pericolo di fuga e di reiterazione del reato. A difenderlo nell’interrogatorio all’interno del carcere di San Vittore, dove attualmente Siher si trova, gli avvocati Yasmina Abu Sharar e Benedetto Ciccarone. I legali assistono anche la moglie del ricercatore, ritenuta co-amministratrice dei profili del “Movimento 17 ottobre”. Anche lei, seppur libera, è indagata.
I legali hanno rimarcato la totale estraneità del loro assistito dalle ipotesi di istigazione e da quella del terrorismo. Gli avvocati poi non si sono addentrati in giudizi politici, ribadendo che Siher non ha fatto nulla di cui doversi pentire.
Per la Procura, Siher ha dato "prova di conoscere gli strumenti informatici idonei a sviluppare la sua strategia rivoluzionaria, anche mediante la redazione di comunicati idonei a concentrare nelle piazze migliaia di persone pronte a tutto". A influire sul giudizio la vicinanza dell’indagato a gruppi per la Palestina e dell’antagonismo milanese.
E i suoi messaggi, sempre per la Procura, sarebbero stati "una dichiarazione di 'guerra' continua sicuramente idonea a incutere un profondo timore nella popolazione". Un progetto "eversivo", quindi, di "rivoluzione contro l'attuale governo" e di sostegno "alla rivolta", che secondo i pm lui potrebbe portare avanti sfruttando pure "il suo elevato background culturale e i suoi contatti".