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26/08/2026 18:45
Si torna a cercare nella stanza al settimo piano del Tribunale di Milano. Un ufficio sotto sequestro dal 17 luglio e che il 27 agosto verrà nuovamente passato al setaccio dai carabinieri. Documenti, fascicoli e computer potrebbero contenere nuovi elementi nell’inchiesta che coinvolge un assistente giudiziario, per anni conosciuto a Palazzo di giustizia come “l’autista” e diventato nel tempo uomo di fiducia di diversi magistrati.
L’accusa nei suoi confronti è pesante: truffa aggravata dal metodo mafioso. Secondo l’indagine coordinata dal pubblico ministero Stefano Ammendola, avrebbe predisposto documentazione falsa nel tentativo di ottenere da Equitalia lo sblocco di quasi un milione di euro confiscato dallo Stato. Il denaro sarebbe stato destinato a un uomo già condannato per i suoi legami con la cosca Condello di Reggio Calabria. Il tentativo non è riuscito e la somma non è mai stata restituita.
Ma gli investigatori vogliono capire se si sia trattato di un episodio isolato. Da qui l’attenzione sulle altre pratiche transitate negli anni dalla scrivania dell’impiegato: fascicoli che, complessivamente, potrebbero riguardare circa 30 milioni di euro.
E nella stanza sequestrata non c’erano soltanto carte. Durante i primi controlli sono state trovate sette pistole, presumibilmente corpi di reato e sulle cui modalità di custodia sono in corso approfondimenti. Una delle armi apparteneva invece allo stesso dipendente ed era regolarmente detenuta. Recuperati anche contanti, sui quali dovrà essere verificata l’autenticità, e alcuni gratta e vinci.
L’assistente giudiziario, nel frattempo, è stato trasferito all’ufficio del giudice di pace di un altro tribunale lombardo per incompatibilità ambientale. La nuova ispezione servirà quindi a ricostruire cosa sia passato realmente da quell’ufficio e, soprattutto, se dietro il milione che non è mai uscito dalle casse dello Stato possano nascondersi altre operazioni.