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19/08/2026 23:48
Non soltanto celle troppo piene. San Vittore, secondo la denuncia del Partito Radicale, sarebbe diventato il luogo dove finiscono insieme detenzione, disagio psichico e marginalità. Una situazione che l’avvocata Simona Giannetti, dopo la visita nell’istituto milanese, riassume con parole durissime: il carcere, dice, è ormai una “discarica sociale”.
A colpire sono soprattutto le condizioni riscontrate nei reparti più delicati. Nel centro che accoglie le persone considerate a rischio ci sarebbero una decina di cosiddette “celle lisce”, praticamente prive di arredi. Gli stessi reclusi avrebbero inoltre raccontato alla delegazione episodi di autolesionismo.
Poi ci sono i numeri, che danno la misura del problema: 1.216 presenze per appena 530 posti regolamentari. E 250 pazienti vengono seguiti per disturbi psichiatrici, più di uno ogni cinque. Sette su dieci sono stranieri.
All’interno lavorano sette psichiatri, altrettanti psicologi, 21 operatori per le dipendenze e 49 infermieri, con assistenza garantita ventiquattr’ore su ventiquattro.
Sono previsti anche interventi sugli edifici, alcuni finanziati con il Pnrr. Ma la denuncia dei Radicali va oltre muri e celle: il punto è capire quante fragilità possano essere affidate a un carcere prima che la detenzione diventi anche gestione dell’emergenza sociale.