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23/05/2024 18:29
Aumenta la quantità di rifiuti bruciata nell’inceneritore di Parona. È quanto emerso dall’ultima commissione consultiva sul termovalorizzatore, in cui si è registrata un’inversione di tendenza rispetto al passato.
Un incremento dei rifiuti bruciati all’inceneritore gestito da A2A che, stando a quanto si apprende, proviene dalla provincia di Novara. Un dato che, nei primi tre mesi dell’anno, è risultato superiore al 50 per cento, con percentuali superiori tra le 30mila e 40mila tonnellate di rifiuti accettate dallo stabilimento di Parona, dove nel luglio di un anno fa è stata accesa la terza caldaia, mandando definitivamente in pensione la prima che è stata dismessa.
Al punto che si prevede che, qualora si continuasse con questo ritmo, l’impianto riesca a bruciare quantitativi dei rifiuti che si avvicinano a quelli permessi massimi dall’autorizzazione regionale di 380mila tonnellate annue. Lo scorso anno ne sono state bruciate 182mila e 450, di cui solo 884 provenienti dalla provincia di Pavia. La maggior parte proveniva dal centro o dal Sud Italia.
Critiche avanzate nel corso della riunione dall’ambientalista Renato Soffritti, che ha ricordato come tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute a Parona non abbiano risolto il problema dell’inquinamento, perdendo quasi tutti i contributi dell’inceneritore e azzerando le garanzie per l’ambiente.
Soffritti ha ricordato che il 70 per cento incenerito dei rifiuti si trasforma in sostanze inquinanti che non vengono misurate, come nanopolveri e diossine, che si accumulano nei terreni. Mentre il 30 per cento del residuo va smaltito in altri posti.
L’ambientalista conclude ricordando come altri paesi che fanno la differenziata, come Novara, da cui arrivano i rifiuti conferiti nell’inceneritore di Parona, hanno meno residui di rifiuti e per questo risultano meno pericolosi.