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27/07/2026 17:17
Approfondimento giornalistico volto a informare e contestualizzare un tema di interesse pubblico.

Tra clima e patrimonio culturale, il Tribunale di Milano traccia una linea netta. Protestare per l'ambiente è legittimo, ma imbrattare un monumento non può diventare lo strumento per farlo. Lo scrive il Tribunale di Milano nelle motivazioni, depositate oggi, della sentenza con cui lo scorso maggio sette attivisti di Ultima Generazione sono stati condannati per il blitz all'Arco della Pace del novembre 2023.
Per la giudice Mariapia Blanda, quelle "azioni eclatanti" non sono direttamente funzionali alla tutela dell'ambiente perché finiscono per compromettere la libertà collettiva di conservare e godere del patrimonio culturale. Per questo sono state escluse le attenuanti legate ai motivi di particolare valore morale o sociale e anche lo stato di necessità invocato dalle difese: pur riconoscendo la gravità della crisi climatica, il tribunale ritiene che un gesto dimostrativo non abbia un nesso diretto con l'obiettivo di evitarne le conseguenze.
I sette attivisti erano stati condannati a quattro mesi di reclusione, con pena sospesa subordinata a lavori di pubblica utilità, mille euro di multa ciascuno e un risarcimento di oltre 97 mila euro per i costi sostenuti nel ripristino dell'Arco della Pace.
Diverso, invece, il verdetto per il blitz del 2022 alla Fabbrica del Vapore, quando alcuni attivisti di Ultima Generazione avevano versato sacchi di farina sull'auto dipinta da Andy Warhol esposta nella mostra. In quel caso il Tribunale ha assolto cinque imputati per particolare tenuità del fatto, ritenendo che l'azione dimostrativa non avesse provocato alcun danno all'opera né compromesso la mostra, interrotta soltanto per il tempo necessario a ripulire l'area. Proprio l'assenza di conseguenze concrete sul bene esposto ha portato all'assoluzione.